L'articolo 1 della Costituzione recita che l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Dev'essere un refuso rimasto lì dal 1948. Nel 2026 la Repubblica è fondata sul patrimonio, possibilmente ereditato, meglio se accatastato nel 1960.

Prendiamo Tizio. Si è laureato con impegno, i suoi genitori sono due dipendenti con qualche migliaio di euro sul conto e nessun mattone al sole. Ogni mattina Tizio prende la metro, arriva in ufficio, produce valore e lascia quasi metà di quello che costa all'azienda tra tasse e contributi. La sera apre gli annunci immobiliari sperando di lasciare finalmente in pace mamma e papà. Li chiude dopo dieci minuti. Con uno stipendio sopra la media non si compra neanche un monolocale. Al massimo si affitta una stanza con vista sul cortile di un B&B.

Poi c'è Caio. Caio non ha mai fatto granché, ma ha avuto l'accortezza di nascere nipote di nonna Concettina, che gli ha lasciato tre appartamenti comprati dal nonno quando un bilocale costava come una Seicento. Caio ne abita uno, ne affitta due (uno ai turisti, ovviamente) e dedica le sue giornate a un'attività ad alta intensità di capitale chiamata bar.

Ogni mese gli affitti arrivano puntuali e Caio, da vero capitalista italiano, li reinveste con coraggio. Non in un'azienda, figuriamoci. Non in Borsa, che è roba da speculatori. Non nella startup del cugino, che tanto fallisce. Li mette da parte finché non ha l'anticipo per un quarto appartamento, da affittare naturalmente a Tizio. In Italia il capitale non circola. Si accatasta.

Ricapitolando. Tizio lavora, paga le tasse sul lavoro, paga le pensioni, paga l'affitto. A chi? A Caio. Caio incassa, versa la cedolare secca, compra un'altra casa e ringrazia il nonno. Il sistema funziona benissimo, basta scegliere bene i genitori.

Nel frattempo lo Stato, anziché chiedersi perché chi lavora non riesce a costruirsi una vita, continua a spremere la busta paga di Tizio e a guardare con rispetto quasi religioso le rendite di Caio. I centri storici si svuotano di residenti e si riempiono di trolley. I prezzi salgono, i salari no.

Il risultato è un Paese in cui il lavoro serve a sopravvivere e l'eredità serve a vivere. Chi non ha ereditato niente ha davanti due strade. Può lavorare tutta la vita per restare esattamente dov'è. Oppure può fare la cosa più sensata nell'Italia di oggi e cercarsi una nonna Concettina.